lunedì 30 gennaio 2017

IL GIARDINO PUO' ESSERE UN PICCOLO - GRANDE MONDO


L’esperienza acquisita in molti anni di attività come giardiniere e come appassionato naturalista ed escursionista mi ha fatto comprendere pienamente che i migliori risultati dal punto di vista sanitario e quindi estetico delle piante si ottengono non essendo troppo rigorosi e tecnici nella loro manutenzione, ma assecondando i ritmi e le indicazioni degli elementi naturali. In sostanza ho riscontrato che il giardino più è naturale ed ecologico e più le piante sono rigogliose e produttive; ovviamente non vanno trascurati ordine, pulizia e quanto occorra per rendere quel piccolo-grande mondo esteticamente gradevole, interessante e a tratti sorprendente. Quanto descritto ha valore anche per terrazzi, orti e frutteti ad uso famigliare. E’ un modo antico di concepire il verde (molte persone illustri del passato erano naturaliste) e al tempo stesso in linea con le esigenze ecologiche moderne, con criteri che di seguito andremo ad analizzare. 


Come primo esempio consideriamo il prato:
·        l’altezza della rasatura dell’erba si diversifica ad ogni stagione e può variare da tre a sette centimetri ed oltre; la raccolta dello sfalcio non è sempre la pratica più opportuna;
·        l’irrigazione ha delle logiche legate ai ritmi stagionali, allo stato del prato, alla quantità d’acqua, alla frequenza di bagnatura, alle varie pratiche colturali. Si può sprecare acqua anche annaffiando relativamente poco e ottenere l’effetto contrario a quello desiderato;
·        riguardo alle erbe selvatiche, non tutte sono da eliminare, alcune offrono fioriture molto belle, hanno portamento coprisuolo interessante e un bel verde anche in mesi difficili;
·        la fertilizzazione è fondamentale per mantenere il prato verde e folto, ma per ottenere i migliori risultati è necessario fare alcune valutazioni in merito, rispettare i ritmi del manto erboso e variare il tipo di concime nel corso dell’anno.

Come secondo argomento analizziamo la gestione delle piante:
·        la potatura non deve essere quasi mai drastica, un taglio molto severo snatura la
              pianta che reagisce sviluppandosi più di prima, ma disordinatamente. Un albero
              capitozzato può diventare instabile con rischio di schianto.
In alcuni casi la potatura può essere fitosanitaria.  
·        la fertilizzazione è fondamentale per mantenere lo stato ottimale delle piante (lo è anche di più per gli alberi vetusti) e varia con le stagioni;
·        la rimozione di foglie ed aghi caduti sotto chioma non è sempre auspicabile, in molti casi possono aiutare le piante a contrastare la disidratazione e il gelo, ma non solo, al di sotto dello strato di foglie si crea un habitat favorevole;
·        più complicato è l’argomento che riguarda malattie e parassiti; spesso i problemi che affliggono le piante sono di origine non parassitaria, legati alla preparazione del terreno, alla fertilizzazione, all’esposizione o meno al sole, alla annaffiatura, alla fittezza d’impianto, alla presenza o meno della pacciamatura, ecc. Qualora invece, vengano attaccate da insetti, da acari o da malattie, prima di trattarle con un fitofarmaco è necessario identificare il parassita da combattere, valutare se il prodotto disponibile è quello idoneo e se l’irrorazione è l’ultima possibilità.  Sono sempre da preferire i prodotti selettivi verso gli organismi utili e quelli di origine naturale perché degradano totalmente. Per gli alberi si può ricorrere al trattamento con l’endoterapia (iniezione al tronco), un metodo a basso impatto ambientale con azione molto prolungata ed efficace.

Come terzo punto parliamo di annaffiatura e irrigazione delle aree  verdi ad uso famigliare: l’acqua, l’aria, il terreno e le piante dovrebbero essere alla stessa temperatura per evitare shock da sbalzi termici; per ridurre i danni da “effetto lente” evitare di bagnare con il sole già alto; la parte aerea delle piante dovrebbe asciugarsi nel minor tempo possibile per ridurre l’attacco di parassiti; l’acqua utilizzata dovrebbe essere pulita, quindi priva di fango, alghe, mucillagini, semi di infestanti, sostanza organica ed elementi inquinanti; l’acqua deve essere somministrata “dolcemente”, ossia in quantità corretta, ma con getto non violento; evitare di bagnare frequentemente i tronchi degli alberi per ridurre il rischio di malattie del legno.
Nel corso dei mesi va scelto il momento delle giornata più idoneo, ricordandosi anche delle limitazioni estive indicate dai comuni.

Con l’acidificazione si rende il terreno più idoneo ad accogliere le nostre piante, per le acidofile un ph inferiore alla neutralità è fondamentale per continuare ad avere disciolti nell’acqua circolante nel terreno i sali minerali da assorbire attraverso le radici; gli acidificanti possono divenire tossici o inefficaci se distribuiti in quantità eccessiva (ma non tutti) o con temperature non idonee (caldo e freddo non ideali).
L’acidificazione localizzata (pianta per pianta) nel corso del periodo vegetativo, specialmente per le acidofile e per le piante in vaso può essere ottenuta miscelando all’acqua di annaffiatura, a cadenza periodica, un prodotto naturale, ecologico e di uso quotidiano.

La pacciamatura consiste nella copertura del terreno posto sotto la chioma delle piante con uno strato di materiale organico o inerte, utile per mitigare gli sbalzi termici e l’irraggiamento solare eccessivo, per ridurre l’evaporazione dell’umidità e per contenere le infestanti. Al di sotto della pacciamatura si crea un habitat che può essere favorevole, ma a volte anche letale per le piante, a seconda del materiale utilizzato, del grado di umificazione dello stesso, dello spessore e della stagione in atto.

Nel terreno distribuire solo sostanza organica matura e concimi di alta qualità, esenti da sostanze nocive ed inquinanti, ricavati da materie prime identificabili e con processi di igienizzazione garantita. Si può utilizzare anche il compost prodotto in proprio, purché il materiale di partenza sia di origine vegetale proveniente da aree verdi (no scarti di origine animale e di cucina) e ben umificato (deve profumare di bosco e non avere cattivi odori di fermentazioni e di putrefazioni, indici di sostanze potenzialmente pericolose per la salute umana). Se l’umificazione è avvenuta all’aria, i batteri “buoni” hanno sterilizzato il compost con il calore e neutralizzato le sostanze nocive ed inquinanti compreso i fitofarmaci.
La sostanza organica va interrata negli strati superficiali arieggiati, ancor più in superficie vanno i concimi minerali granulari. 

La lavorazione profonda del terreno deve essere eseguita con largo anticipo dalla coltivazione e possibilmente senza rivoltare il terreno (la stratificazione deve rimanere il più possibile nello stesso ordine di altezza), meglio una zappatura o picconatura che una vangatura; se la lavorazione profonda è fatta sottochioma delle piante è meglio farla con una forca idonea per non ledere le radici e favorire l’ingresso nella pianta di malattie presenti nel terreno.

Tutte le pratiche che effettuiamo nella nostra area verde hanno regole, ignorarle può significare lavorare molto ed avere effetti non soddisfacenti o anche negativi, portandoci a trascurare questo spazio verde che può degradare perdendo così il suo valore estetico o la sua produttività. Prima di effettuare qualsiasi lavoro di giardinaggio, per avere un consiglio in merito, potete rivolgervi a noi presso la nostra sede o contattando i numeri telefonici di seguito riportati.