L’esperienza acquisita in molti anni di attività come giardiniere e
come appassionato naturalista
ed escursionista mi ha fatto comprendere pienamente che i migliori risultati dal punto
di vista sanitario e quindi estetico delle piante si ottengono non essendo
troppo rigorosi e tecnici nella loro manutenzione, ma assecondando i ritmi e le
indicazioni degli elementi naturali. In sostanza ho riscontrato che il giardino
più è naturale ed ecologico e più le piante sono rigogliose e produttive;
ovviamente non vanno trascurati ordine, pulizia e quanto occorra per rendere
quel piccolo-grande mondo esteticamente gradevole, interessante e a tratti
sorprendente. Quanto descritto ha valore anche per terrazzi, orti e frutteti ad
uso famigliare. E’ un modo antico di concepire il verde (molte persone illustri
del passato erano naturaliste) e al tempo stesso in linea con le esigenze
ecologiche moderne, con criteri che di seguito andremo ad analizzare.
Come
primo esempio consideriamo il prato:
·
l’altezza
della rasatura dell’erba si diversifica ad ogni stagione e può variare da tre a
sette centimetri ed oltre; la raccolta dello sfalcio non è sempre la pratica
più opportuna;
·
l’irrigazione
ha delle logiche legate ai ritmi stagionali, allo stato del prato, alla
quantità d’acqua, alla frequenza di bagnatura, alle varie pratiche colturali.
Si può sprecare acqua anche annaffiando relativamente poco e ottenere l’effetto
contrario a quello desiderato;
·
riguardo
alle erbe selvatiche, non tutte sono da eliminare, alcune offrono fioriture
molto belle, hanno portamento coprisuolo interessante e un bel verde anche in
mesi difficili;
·
la
fertilizzazione è fondamentale per mantenere il prato verde e folto, ma per
ottenere i migliori risultati è necessario fare alcune valutazioni in merito,
rispettare i ritmi del manto erboso e variare il tipo di concime nel corso dell’anno.
Come secondo argomento
analizziamo la gestione delle piante:
·
la
potatura non deve essere quasi mai drastica, un taglio molto severo snatura la
pianta
che reagisce sviluppandosi più di prima, ma disordinatamente. Un albero
capitozzato
può diventare instabile con rischio di schianto.
In alcuni casi la potatura può essere
fitosanitaria.
·
la
fertilizzazione è fondamentale per mantenere lo stato ottimale delle piante (lo
è anche di più per gli alberi vetusti) e varia con le stagioni;
·
la
rimozione di foglie ed aghi caduti sotto chioma non è sempre auspicabile, in
molti casi possono aiutare le piante a contrastare la disidratazione e il gelo,
ma non solo, al di sotto dello strato di foglie si crea un habitat favorevole;
·
più
complicato è l’argomento che riguarda malattie e parassiti; spesso i problemi
che affliggono le piante sono di origine non parassitaria, legati alla
preparazione del terreno, alla fertilizzazione, all’esposizione o meno al sole,
alla annaffiatura, alla fittezza d’impianto, alla presenza o meno della
pacciamatura, ecc. Qualora invece, vengano attaccate da insetti, da acari o da
malattie, prima di trattarle con un fitofarmaco è necessario identificare il
parassita da combattere, valutare se il prodotto disponibile è quello idoneo e
se l’irrorazione è l’ultima possibilità. Sono sempre da preferire i prodotti selettivi
verso gli organismi utili e quelli di origine naturale perché degradano
totalmente. Per gli alberi si può ricorrere al trattamento con l’endoterapia
(iniezione al tronco), un metodo a basso impatto ambientale con azione molto
prolungata ed efficace.
Come terzo punto parliamo di annaffiatura e irrigazione delle
aree verdi ad uso famigliare: l’acqua,
l’aria, il terreno e le piante dovrebbero essere alla stessa temperatura per
evitare shock da sbalzi termici; per ridurre i danni da “effetto lente” evitare
di bagnare con il sole già alto; la parte aerea delle piante dovrebbe
asciugarsi nel minor tempo possibile per ridurre l’attacco di parassiti;
l’acqua utilizzata dovrebbe essere pulita, quindi priva di fango, alghe,
mucillagini, semi di infestanti, sostanza organica ed elementi inquinanti;
l’acqua deve essere somministrata “dolcemente”, ossia in quantità corretta, ma
con getto non violento; evitare di bagnare frequentemente i tronchi degli
alberi per ridurre il rischio di malattie del legno.
Nel corso dei mesi va
scelto il momento delle giornata più idoneo, ricordandosi anche delle
limitazioni estive indicate dai comuni.
Con l’acidificazione si rende il terreno più idoneo ad
accogliere le nostre piante, per le acidofile un ph inferiore alla neutralità è
fondamentale per continuare ad avere disciolti nell’acqua circolante nel
terreno i sali minerali da assorbire attraverso le radici; gli acidificanti
possono divenire tossici o inefficaci se distribuiti in quantità eccessiva (ma
non tutti) o con temperature non idonee (caldo e freddo non ideali).
L’acidificazione
localizzata (pianta per pianta) nel corso del periodo vegetativo, specialmente
per le acidofile e per le piante in vaso può essere ottenuta miscelando
all’acqua di annaffiatura, a cadenza periodica, un prodotto naturale, ecologico
e di uso quotidiano.
La pacciamatura consiste nella copertura del terreno posto sotto
la chioma delle piante con uno strato di materiale organico o inerte, utile per
mitigare gli sbalzi termici e l’irraggiamento solare eccessivo, per ridurre
l’evaporazione dell’umidità e per contenere le infestanti. Al di sotto della
pacciamatura si crea un habitat che può essere favorevole, ma a volte anche
letale per le piante, a seconda del materiale utilizzato, del grado di
umificazione dello stesso, dello spessore e della stagione in atto.
Nel terreno distribuire solo sostanza organica matura e concimi
di alta qualità, esenti da sostanze nocive ed inquinanti, ricavati da materie
prime identificabili e con processi di igienizzazione garantita. Si può
utilizzare anche il compost prodotto in proprio, purché il materiale di
partenza sia di origine vegetale proveniente da aree verdi (no scarti di
origine animale e di cucina) e ben umificato (deve profumare di bosco e non
avere cattivi odori di fermentazioni e di putrefazioni, indici di sostanze
potenzialmente pericolose per la salute umana). Se l’umificazione è avvenuta
all’aria, i batteri “buoni” hanno sterilizzato il compost con il calore e
neutralizzato le sostanze nocive ed inquinanti compreso i fitofarmaci.
La sostanza organica
va interrata negli strati superficiali arieggiati, ancor più in superficie
vanno i concimi minerali granulari.
La lavorazione profonda del terreno deve essere eseguita con
largo anticipo dalla coltivazione e possibilmente senza rivoltare il terreno
(la stratificazione deve rimanere il più possibile nello stesso ordine di
altezza), meglio una zappatura o picconatura che una vangatura; se la
lavorazione profonda è fatta sottochioma delle piante è meglio farla con una
forca idonea per non ledere le radici e favorire l’ingresso nella pianta di
malattie presenti nel terreno.
Tutte le pratiche che effettuiamo nella nostra area verde hanno regole,
ignorarle può significare lavorare molto ed avere effetti non soddisfacenti o
anche negativi, portandoci a trascurare questo spazio verde che può degradare
perdendo così il suo valore estetico o la sua produttività. Prima di effettuare
qualsiasi lavoro di giardinaggio, per avere un consiglio in merito, potete
rivolgervi a noi presso la nostra sede o contattando i numeri telefonici di
seguito riportati.